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Una strana lampadina - Antonio Sabbetti

ANTONIO SABBETTI
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Una strana lampadina

Sul caminetto della baita ai Frè conservo gelosamente un curioso ricordo di Attilio.
Andai un giorno a trovarlo con un mio amico nella sua abitazione sotto il negozio di alimentari gestito dalla sorella Marianna.
Era un’insolita ed assolata giornata d’autunno quando Attilio, senza peraltro scomporsi, ci accolse mentre tagliava la sua legna che accatastava ordinatamente, come consuetudine da anni e così come già da alcuni giorni, davanti al proprio uscio di casa.
Dopo i primi convenevoli e quattro chiacchiere di presentazione, l’amico Mimmo, mio dirimpettaio nella casa di Torino, si accorse casualmente della presenza di un inconsueto oggetto appeso sopra le nostre teste e che attirava insistentemente la sua attenzione.
Quell’oggetto sembrerebbe una comunissima lampadina!
Svitata infatti e tirata giù dal portalampade con il dovuto permesso del padrone di casa, questa lampadina rivelerà l’insolita presenza di un caratteristico rilievo sulla sommità del bulbo di vetro ad indicare la soffiatura a bocca tipica dei mastri vetrai di un tempo.
Alla nostra lecita domanda per sapere dove l’avesse trovata, Attilio ci rispose che l’aveva recuperata in cantina dove giaceva probabilmente da tanti anni.
Aggiunse che le era venuta comoda ed opportuna giusto per sostituire quella precedentemente fulminata.
Dopo qualche giorno mi presentai dall’amico Barachin con una nuovissima lampadina per proporgli uno scambio.
Il generoso amico Attilio non rifiutò l’insolito baratto.
Ed oggi, quale storica e ancora funzionante lampadina, è appesa orgogliosamente sul mio caminetto, in buona compagnia di altri numerosi oggetti d’epoca sempre qui ritrovati, lucida e trasparente a far bella mostra di sé.




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