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Una numerosa e simpatica famiglia! - Antonio Sabbetti

ANTONIO SABBETTI
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Una numerosa e simpatica famiglia!

Fra i residenti della borgata c’era anche Orazio Mattioni e la moglie Mariella con al seguito i loro cinque figli a scalare: Carla (1965), Laura (1968), Eugenio (1969), Lidia (1974) ed infine Grazia (1980).
 
Orazio che è da molti anni amico di Attilio, possiede una grossa ditta di carpenteria industriale resasi in passato indispensabile per la costruzione di carrelli per il trasporto di materiale amiantifero nella tristemente famosa miniera di Balangero, (nel periodo in cui era ancora in piena attività produttiva, essendo la più grande miniera di Amianto in Europa e una tra le prime al mondo), e più recentemente per la costruzione del nuovo Stadio di Torino.
Ricordo alcune personalità politiche invitate da Orazio su da noi ai Frè dove al termine del pranzo, mi veniva richiesto di suonare qualcosa in amicizia per onorare ed allietare la permanenza degli autorevoli ospiti.
Orazio che con Barachin condivideva una delle baite più rappresentative dei Frè e situata vicino alla mia, di comune accordo con il vecchio amico Attilio, (e complice), eliminò l’antica parete divisoria in legno di larice allo scopo di ingrandire il salone destinato alle loro feste e alle tradizionali tavolate.
Tutto ciò senza l’approvazione di Marianna che avrebbe voluto evitare l’abbattimento di quella parete divisoria, preferendo mantenere la struttura originaria.
Mentre l’amico Luigi ed io ci prodigavamo nel ristrutturare le nostre baite utilizzando rigorosamente il legno di larice e la pietra locale, viceversa l’amico Orazio, utilizzando le proprie risorse derivanti dalla sua esperienza di abile carpentiere, proponeva ed esponeva alla vista dei visitatori oggetti come tavoli, portoni e addirittura zerbini totalmente costruiti in ferro, il materiale che Orazio meglio conosceva e che probabilmente amava di più, attirando con ciò le nostre bonarie critiche.
Talvolta però la sua esperienza e capacità di lavorare il ferro e l’acciaio ci veniva in qualche caso a favore permettendo ad esempio di dotarci di una grossa vasca posta a monte della nostra borgata, utilizzata per incanalare e filtrare l’acqua proveniente dalla Comba e che permetteva la conseguente distribuzione di essa nella nostra borgata.
Ho un ricordo indelebile del povero Orazio scomparso di recente, il quale, in previsione del matrimonio della figlia Carla che si sarebbe sposata il 23 maggio del 1992 in Toscana e in una chiesa di Bolgheri, (situata alla fine del famoso Viale dei Cipressi di Carducciana memoria), mi aveva chiesto un preventivo sul costo della mia orchestra la quale, oltre che in chiesa con la musica classica, avrebbe anche dovuto suonare la musica da ballo in un tipico ristorante di Cecina.
“Tony” mi disse Orazio proseguendo:” dime vaire a custa la musica, e miraccumand, che mi capisu mac ad ferr”.
E ‘vero, lui conosceva solo il ferro e il modo di lavorarlo, ma fu proprio quell’evento, grazie anche alla fantasiosa organizzazione della moglie Mariella e di Carla, la futura sposa, con l’accogliente albergo messo gratuitamente a disposizione dei numerosi invitati e il ristorante dalle eccellenti specialità marinare, a diventare uno dei più bei matrimoni ai quali avevo partecipato in tanti anni di attività professionale in qualità di musicista!
In quella rara occasione Orazio aveva invitato anche l’amico fraterno Attilio, riuscendo a “stanarlo” da Balme, strappandolo a viva forza dalla sua roccaforte posta in quel dei Frè.
A Bolgheri, l’austero celebrante dall’accento fortemente toscano, in un primo momento non volle farci suonare con le trombe in chiesa, ma poi, sentite le nostre giustificate ragioni e il mio infervorato racconto della trascorsa esperienza musicale fatta davanti al Papa in occasione della sua visita alla sacra Sindone di Torino gli fece cambiare idea.
Di fronte a queste argomentazioni il burbero sacerdote capitolò con questa frase:” va bene, vi lascio suonare, ma se non mi garbate vi butto fuori dalla chiesa!”.
Durante la splendida cerimonia nuziale e nel momento del” diamoci un segno di pace” mi capitò un esilarante episodio degno di essere rievocato.
In questo particolare momento della liturgia e porgendo la mano al mio organista Andrea Caracciolo, evidentemente poco avvezzo alla frequentazione della messa, egli, con un’evidente espressione di stupore, alzandosi in piedi mi disse: “ma Antonio…te ne vai già via?”
 
Orazio, uomo intelligente e generoso, mi aveva aiutato più di una volta mettendosi a mia completa disposizione con la sua carpenteria per alcuni lavoretti e non solo in baita.
Nel tentativo di tagliare con la sega automatica una fetta di una grossa e speciale barra d’acciaio da me portata nella sua officina e destinata a diventare un particolare fondamentale del mio motore stellare a sette cilindri, si ruppe purtroppo la grossa lama.
Orazio prontamente la sostituì senza farmelo pesare e senza peraltro farmi pagare nulla per le ore perse e per il danno subito!
Orazio era palesemente una buona forchetta ed un buon intenditore di vini.
Quando potevo, ripagavo i suoi preziosi servigi con delle buone bottiglie di vino, utili a sviluppare e a rafforzare la nostra amicizia.
Orazio è scomparso di recente ed io sono fiero di aver potuto suonare l’organo in chiesa e la tromba fuori dal sagrato con il “silenzio” in onore e in ricordo della sua esperienza militare in qualità di alpino.




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