Un nuovo pilone per S. Francesco
Spesso Cichin, durante le sue ripetute frequentazioni ai Frè, esprimeva il desiderio di voler fare costruire un Pilone dedicandolo a S. Francesco, secondo lui il protettore ideale per la nostra borgata, (e secondo me per ingraziarsi il celebre santo “tirando a sé l’acqua al suo mulino”).
Non passò molto tempo che con l’amico e collega Luigi Sartori, uomo di grande fede, e l’amico Domenico Borla, (ribattezzato da Attilio “Campiun” perché a suo dire non c’era nulla che non sapesse fare, e quello che faceva lo faceva sempre da campione!), si decise dunque di iniziare i lavori per la costruzione del pilone.
Ormai la mia baita era terminata e non mi mancava né il tempo né la fede per non mettermi a disposizione dei lavori anche solo in qualità di “boccia” (o manovale).
Si decise dunque e finalmente il luogo dove costruire il pilone.
Le prime pietre per la costruzione iniziale furono portate sul posto proprio da Cichin, nonostante la sua disabilità che lo rendeva claudicante e schiavo del bastone per un vecchio problema ad una gamba, ed ogni giorno, con nostra grande sorpresa, ne trovavamo sempre di nuove depositate casualmente sopra le precedenti che egli raccoglieva sui resti di alcune baite dei Frè precedentemente crollate.
Oltre alle pietre, dovevamo portare su diversi sacchi di cemento da 50 chili che per noi, non avvezzi a quel tipo di lavoro, rappresentarono un serio problema; oltretutto il nostro provetto muratore voleva che la malta fosse “grassa” e cioè scarsa piuttosto di sabbia ma assolutamente ricca di cemento.
Il luogo ideale fu scelto esattamente sopra ad una grossa roccia che fuoriusciva dal terreno vicino e poco più in alto della baita di Luigi.
Cominciammo a forare la roccia con grosse punte da trapano in Widia per poter costruire un’iniziale armatura in ferro atta ad inglobare la grande massa di pietre e di cemento; successivamente cominciammo a prelevare pietre e lose scartate dai precedenti lavori di ristrutturazione della mia baita ed idonee alla nuova costruzione, portandole faticosamente in quota.
Cichin che contribuì a finanziare le spese dell’impresa, insisteva asserendo che sarebbero bastati quattro sacchi di cemento per finire il pilone, mentre Domenico Campiun, che si raccomandava con noi boccia di “fare la malta grassa” intuiva fin dall’inizio che di sacchi ne sarebbero occorsi molti, ma molti di più.
Inizialmente chiedemmo ad Adriano se poteva metterci a disposizione il suo mulo per il trasporto dei pesantissimi sacchi di cemento, ma invano e senza mai capire il perché.
Provammo a trasportarli con il mio motorino percorrendo un ripido sentiero laterale ma fu un vero fiasco e non ci rimase che portare a mano quegli infiniti e pesantissimi sacchi di cemento.
Il lavoro era veramente duro ma il morale era alto e non si perdeva occasione per ridere e scherzare sdrammatizzando la dura realtà dei fatti.
Spesso, Domenico ed io, prendevamo in giro Luigi che a nostro dire, furbescamente aveva scelto non a caso quel determinato luogo per la costruzione del pilone, dotandosi in questo modo di un robusto e personalizzato “paravalanghe” a protezione della propria baita!
Il lavoro, così come già detto, era pesante e faticoso per noi abituati a ben altre fatiche, ma la causa era altrettanto nobile e motivo di riflessione nei momenti bui e di sconforto; se avessimo potuto immaginare i sacrifici a cui saremmo andati incontro, molto probabilmente non ci saremmo mai buttati in questa ciclopica impresa!
Luigi, per l’occasione, aveva portato alcune grosse pietre da una precedente visita ad Assisi e qualcun altro ci aveva donato altre pietre con dei piccoli cristalli di granati endemici della val di Lanzo, (ricordo in una gita di aver visitato alcune cave di granati sul percorso che dai Frè conduce ai Laghi Verdi).
Arrivati ad un certo punto della costruzione del pilone, progettato da Luigi e voluto fortemente da Cichin, queste pietre furono inglobate a vista appena sotto la nicchia che avrebbe dovuto ospitare il ritratto del nostro novello Santo Patrono.
Ci fu ancora tantissimo lavoro prima di arrivare al minuscolo tetto del pilone; questo fu realizzato con avanzi di lose recuperate, così come già detto, dal mio ex cantiere.
Franco Micciu mi aveva lasciato in prestito una troncatrice a lama diamantata che usai per tagliare e dare così la forma desiderata alle nuove lose del pilone.
Come Dio volle, il pilone dedicato a S. Francesco fu ultimato nell’estate del 1989 fra gli apprezzamenti di quanti, curiosi e devoti, giungevano lì a vederlo.
