Vai ai contenuti

Un meraviglioso uccello da imbalsamare finito in pentola - Antonio Sabbetti

ANTONIO SABBETTI
Salta menù
Title
Salta menù
RITORNA ALL'INDICE
Un meraviglioso uccello da imbalsamare finito in pentola

Fin da subito l’amico Attilio aveva preteso che, in alternativa ai panini freddi consumati in cantiere, pranzassi tutte le volte con lui e con la sorella Marianna, (già impegnata nella gestione del negozio di alimentari sopra l’abitazione e nel centro di Balme), costringendo quest’ultima, da sempre non molto propensa alla cucina e poco amante dell’arte culinaria, ad inventarsi ogni giorno un piatto nuovo in onore mio e....dello scaltro fratello.
A tal proposito, seppi che un giorno Marianna, trovando nel frigo un bellissimo e sconosciuto uccello dalle piume dai mille caleidoscopici colori, chiamò Michele, (il messo comunale), per chiedergli se avesse potuto aiutarla a spennarlo affinché potesse prontamente cucinarlo per la cena che avrebbe in serata condiviso con il fratello Attilio.
Durante le pazienti e lunghissime operazioni di spiumaggio del bellissimo volatile da parte di entrambi, Michele, in preda a giustificati dubbi, chiese a Marianna se fosse stata veramente sicura di destinare quel meraviglioso uccello alla cucina, in considerazione della sua rara bellezza mai riscontrata prima e per propria esperienza personale in un altro volatile.
Marianna si giustificò dicendo che se il fratello l’aveva lasciato nel frigo era sicuramente perché desiderava che glielo cucinasse!
Arrivò la sera e l’ora di cena quando Attilio rincasando stanco dal lavoro, si sedette a tavola notando un appetitoso ed accattivante profumo provenire dalla cucina.
Marianna lo servì presentandogli subito il piatto forte della serata.
Egli non disse nulla prima di ingerire un paio di bocconi, ma poi, in preda ad un terribile presentimento, interrogò animatamente la sorella sulla provenienza o meno di quella strana e sospetta pietanza.
“Mi sai nen” disse Marianna con aria innocente ma con iniziale imbarazzo, proseguendo: “mi l’hai truvà st’usel an tal frigo e cherdia che duveisa cusinelu per ti”
Attilio andò su tutte le furie spiegando che quel raro uccello gliel’aveva dato una bambina per portarlo a Torino da un imbalsamatore precedentemente contattato.
Ancora oggi non sappiamo né il nome di quel meraviglioso volatile, né se Attillo ebbe mai il coraggio di terminare la gustosa ed imperdibile cena, fatto stà che alla prima occasione quel buon diavolo di Barachin partì alla volta di Torino per chiedere all’imbalsamatore di trovargli un uccello identico o quantomeno simile a quello incidentato da riportare alla bambina.
Se ricordo bene, l’amico Attilio scendeva con il suo camioncino tutti i giovedì a Torino per rifornirsi di derrate alimentari destinate al negozio di Marianna, e, dopo che la scelta ricadde su di un uccello apparentemente simile a quello sfortunata bipede pennuto, l’imbalsamatore lo invitò a ritornare la settimana seguente per il ritiro del salvifico manufatto.
Mi sfugge il sapere se Attilio consegnò alla bambina l’uccello imbalsamato decidendo volutamente di non dirle la verità, o se egli avesse preferito consegnarglielo dandole coraggiosamente le spiegazioni del caso, fatto stà che come la bambina vide l’uccello imbalsamato e non riconoscendolo per suo, si mise a piangere e a urlare disperatamente fra l’imbarazzo di Attilio che insieme a Marianna divennero poi in seguito e per parecchio tempo, lo zimbello del paese venuto inevitabilmente a conoscenza dei tragicomici fatti colà accaduti.




Torna ai contenuti