
Un insegnante psicologo
Il primo corso di Tromba era ormai felicemente avviato, ma il nostro giovane insegnante mostrava spesso una severità che intimidiva noi allievi; egli possedeva eccezionali doti psicoanalitiche e riusciva sempre a capire quando l’allievo aveva realmente studiato o meno.
Seduto alle spalle del malcapitato compagno che si apprestava a iniziare la lezione di tromba affermando di aver studiato, dalla mia privilegiata postazione coglievo tutta la rabbia del maestro Arfinengo il quale, già dall'ascolto delle prime note, aveva capito tutto.
La sua reazione era estremamente severa e capivi che con lui dovevi essere assolutamente sincero.
Quando mi capitava di non aver avuto il tempo materiale per studiare sufficientemente gli esercizi a causa di una motivazione indipendente dalla mia volontà, (visita di famigliari, malattia od altro), avevo ormai imparato a mettere le “mani avanti” prima di farmi ascoltare e, dopo essermi con lui giustificato, coglievo puntualmente, di li a poi, il suo atteggiamento benevolo e comprensivo.
Non a caso ho parlato di doti psicoanalitiche.
Sempre seduto alle spalle dell’insegnante e di un giovane allievo che si apprestava a fare la propria singola lezione, seguii fin dall'inizio tutta una strana vicenda che si protrasse e si concluse finalmente e felicemente solo dopo alcune settimane.
Non ricordo il nome di questo allievo ma ricordo che durante la lezione fu notato dal giovane docente a grattare in alcuni punti fissi del suo vecchio strumento d’ottone che aveva ricevuto in consegna dal Conservatorio e che doveva mantenere pulito lucidandolo settimanalmente con il “Sidol”.(1)
Quelle piccole tracce bianche, infatti, altro non erano che residui di questo prodotto che in alcuni punti scomodi e non raggiungibili dallo straccio, si seccavano diventando vistosamente chiari.
Notando il protrarsi di quell'atteggiamento anomalo e maniacale, che vedeva l’allievo grattare con le unghie e di continuo il proprio strumento, l’arguto insegnante cominciò tutta una serie di interrogazioni che in qualche settimana lo portarono alla verità, risolvendo finalmente e brillantemente il mistero.
Pressato dall'improvvisato “psicologo” e messo alle strette con una serie di domande non casuali, il “paziente – allievo”, infatti, si ricordò che da piccolo aveva avuto un incidente con la sua bicicletta scontrandosi contro un’automobile e ricordandosi poi di essersi ritrovato intontito a terra con la faccia vicino alla gomma dell’utilitaria.
Continuando la sua descrizione che appariva liberatoria, l’allievo proseguì dicendo che la gomma era fasciata di bianco, rimanendo alla vista di ciò inconsapevolmente e perennemente scioccato.(2)
Raschiando le piccole tracce bianche dallo strumento, egli, molto probabilmente, cercava di “raschiar via e per sempre” il cattivo ricordo di quel tragico contatto con la ruota, fasciata da quel candido ed innocente colore.
Da quel giorno in poi egli non fu mai più visto grattare i residui di Sidol dal proprio strumento!
(1) Il Sidol è una crema liquida in grado di eliminare l’ossidazione dall’ottone e dall’argento.
(2) allora andava molto di moda avere le gomme con le fasce bianche ai lati ed era un optional che si pagava caro e a parte!
