Segare la legna prima di pranzo? Quale migliore aperitivo!
Dopo il lavoro alla baita giungevo infatti alle dodici in punto a casa degli ospitali amici decidendo spontaneamente, nei pochi minuti che precedevano il pranzo, di aiutare l’amico ormai settantenne ma dalla prestanza fisica di un cinquantenne, a segare la sua legna ammucchiata ordinatamente davanti all’uscio della propria abitazione.
Per questo lavoro, il tradizionale Attilio si rifiutava categoricamente di utilizzare la motosega, (che oziava perennemente nella sua cantina), preferendo orgogliosamente la classica sega e il lavoro manuale che egli definiva “l’aperitivo prima del pranzo”!
Nel segare la sua legna, la stanchezza e la poca abitudine all’inconsueto lavoro non sfuggirono allo sguardo acuto e severo dell’amico Attilio, il quale mi rimproverò con la sua proverbiale schiettezza di utilizzare solamente una piccola porzione di lama della sega che lui disse, aiutato dal gesto molto eloquente delle mani, di aver pagato nella sua totale interezza “da qui a li e non da li a qui” facendo c intendere la mia insufficiente capacità nell’uso della sega.
Dopo il caffè e gli immancabili chantillì alla panna acquistati nella mattinata in una panetteria di Ceres (per ingraziarmi la golosa Marianna diventata con il tempo e suo malgrado anche brava in cucina), ripercorrevo, fra alterne bevute d’acqua lungo il tragitto, il consueto sentiero sterrato che mi riconduceva sul rustico cantiere; qui, rispetto al mattino, affrontavo con maggior fatica e svogliatezza il lavoro, accompagnato spesso dal mal di testa causato, (lo scopersi solo un po’ di tempo dopo), dall’altitudine ma soprattutto da quelle gelide ed inopportune libagioni che mi bloccavano quasi sempre la digestione.
In seguito ebbi modo di sperimentare la solidarietà dei locali, appena brevemente accennata, in occasione del trasporto della pesantissima trave di colmo in robusto castagno, atto a sostenere il pesantissimo tetto in lose della mia baita e che fu spostato rigorosamente a mano dal parcheggio dei Frè fino alla definitiva collocazione, dopo averla scortecciata personalmente con un falcetto.
Per tale occasione le persone adulte ma anche i giovani presenti nella borgata, (come i figli di Pinotu e Franca, Gianni, Claudio e Daniele), offrirono spontaneamente e gratuitamente la propria disponibilità, ricambiati poi, al termine della faticosa impresa, semplicemente con un bicchiere di buon Barbera da me portato ai Frè e utilizzato come efficace ed universale “lasciapassare”.
Spesso esisteva una netta differenza tra la buona resa del lavoro svolto al mattino e la poca resa di quello svolto al pomeriggio a causa del pranzo a volte consumato all’aria aperta, in allegra compagnia dei musicanti Franco, Nicola ed Adriano, fra i vapori dell’alcol, dimentichi dello scopo primario che giustificava la nostra presenza in quel luogo.
Accompagnato dai loro coreografici strumenti in ottone e con la complicità delle tante splendide giornate ai Frè, mi intrattenevo a suonare la tromba in un ricco repertorio di brani popolari come polke, mazzurke, valzer e beguine, in una cornice bucolica, fra il profumo di stallatico e alla presenza di un’infaticabile e petulante “corale” formata da numerosi cani, galline e oche starnazzanti, tutti alle dipendenze e sotto le amorevoli cure della giovane margara Polly.
Nicola, fratello di “Censu”, veniva talvolta a darci una mano, distinguendosi, oltre che come gran lavoratore e buon musicante d’accompagnamento, anche come ottima persona, entrando definitivamente e per anni a far parte della cerchia dei miei numerosi amici di Balme.
Quest’uomo, prematuramente vedovo, ad ogni nostro recente incontro si sfogava sottolineando con dignità le proprie preoccupazioni per il fardello ereditato dalla “malasorte” che l’aveva lasciato solo con una figlia disabile, ridotta in carrozzella, e un figlio nuovamente in casa per il fallimento del proprio sfortunato matrimonio.
Nicola è poi mancato senza che l’abbia saputo, lasciandomi con il rimpianto di non avergli potuto dare l’estremo saluto, quello che meritava e che con le note della mia tromba non avrei e non ho mai rifiutato ai numerosi amici di Balme.
Ciao mio buon amico Nicola, desidero ricordarti e immaginarti finalmente spensierato e sereno nella nuova “Valle Eterna”, in compagnia della tua amata sposa.
