
Quella valigia di cartone ricolma di dolciumi
Sempre parlando di fame, ricordo Nino (Tommaso), un giovane cugino di mio padre, (suo omonimo), alquanto monello, il quale, dopo un furto e per non essere scoperto dai suoi genitori con la refurtiva in casa, con il consenso dei miei genitori, pensò di lasciarla nascosta da noi per poi venirsela a riprendere più avanti quando le acque si sarebbero calmate.
La “refurtiva” consisteva in una quantità considerevole di dolciumi vari rubati ad una tabaccheria e contenuti in una valigia di cartone chiusa a chiave che mio padre aveva prudentemente nascosto in bagno sotto il lavandino.
Il bottino era ghiotto e la nostra fortuna, o meglio, la fortuna di mio fratello Lino, (più grande di me di quattro anni e architetto del malsano gesto dettato dalla golosità e dalla fame), fu che la valigia di cartone, assorbendo l’umidità del bagno, (e ce n’era tanta!), cedette la sua consistenza e…parte del suo dolce contenuto a me che avevo sei o sette anni e una manina piccola il necessario per poterla infilare all'interno della stessa attraverso la fessura di una zona più cedevole del fatiscente manufatto di cartone!
Passarono diversi giorni, però il timore di essere scoperti non c’impedì di rivisitare a più riprese quel provvidenziale “albero della cuccagna” non accorgendoci, se non molto più tardi, che quei dolciumi, in particolare le girelle di liquirizia con la caramellina colorata al centro, diventavano sempre più immangiabili per via della muffa che aveva ormai lambito tutto il contenuto della valigia.
Non ricordo quando fu e come fu, senonchè un bel giorno non trovammo più in bagno il “corpo del reato”; finirono i turbamenti e la cosa non ci dispiacque del tutto, guadagnandoci in serenità e… anche in salute.
La “refurtiva” consisteva in una quantità considerevole di dolciumi vari rubati ad una tabaccheria e contenuti in una valigia di cartone chiusa a chiave che mio padre aveva prudentemente nascosto in bagno sotto il lavandino.
Il bottino era ghiotto e la nostra fortuna, o meglio, la fortuna di mio fratello Lino, (più grande di me di quattro anni e architetto del malsano gesto dettato dalla golosità e dalla fame), fu che la valigia di cartone, assorbendo l’umidità del bagno, (e ce n’era tanta!), cedette la sua consistenza e…parte del suo dolce contenuto a me che avevo sei o sette anni e una manina piccola il necessario per poterla infilare all'interno della stessa attraverso la fessura di una zona più cedevole del fatiscente manufatto di cartone!
Passarono diversi giorni, però il timore di essere scoperti non c’impedì di rivisitare a più riprese quel provvidenziale “albero della cuccagna” non accorgendoci, se non molto più tardi, che quei dolciumi, in particolare le girelle di liquirizia con la caramellina colorata al centro, diventavano sempre più immangiabili per via della muffa che aveva ormai lambito tutto il contenuto della valigia.
Non ricordo quando fu e come fu, senonchè un bel giorno non trovammo più in bagno il “corpo del reato”; finirono i turbamenti e la cosa non ci dispiacque del tutto, guadagnandoci in serenità e… anche in salute.
