Quella montagna di vecchie scarpe
Non trovando da nessuna parte l’ormai leggendaria e storica arma da fuoco, principale motivo di accanimento anche per la sua forma a tromba, (come il mio strumento, per ironia della sorte), me ne feci una ragione cominciando ben presto lo sgombro della baita dai numerosi oggetti inutili a partire da quella montagna di vecchie ed inutili scarpe.
“Io appartengo ad una famiglia di calzolai” mi disse l’amico Domenico Borla, (principale collaboratore nella costruzione del nostro Pilone ai Frè dedicato a S. Francesco), concludendo: “ma in tutta la mia vita ammetto di non aver mai visto così tante scarpe!”.
La medesima impressione credo l’abbia provata anche Giò, (il fratello di Polly incaricato dal Comune per lo sgombero dei rifiuti ai Frè), giunto con l’Ape nel nostro parcheggio che ospita i bidoni dell’immondizia e che avevo quasi sommerso con quella montagna di scarpe.
Se chiudo gli occhi, (e nonostante siano passati più di trent’anni da quell’episodio), rido ancora oggi nel rievocare mentalmente l’esilarante scena di Giò immobile per parecchi interminabili minuti di fronte a quell’impressionante montagna di scarpe a grattarsi lentamente ed insistentemente la testa con quell’inequivocabile espressione di sconcerto e di gran stupore:
anche lui probabilmente, non aveva mai visto così tante scarpe in vita sua!
Alcune di quelle storiche calzature, (quelle più piccole e da bambino in particolare), ancor oggi si possono ammirare nei locali del Bar Centrale di Balme gestito da Antonietta e arredati con gusto e valorizzazione delle tradizioni, dal figlio Enea, appassionato di storia locale ma anche di musica.
Enea ereditò quest’ultima passione molto probabilmente dal padre Luigi Berardo, taxista di professione, insegnante di sci e suonatore di sax per diletto.
