Vai ai contenuti

Quel tragico incidente - Antonio Sabbetti

ANTONIO SABBETTI
Salta menù
Title
Salta menù
RITORNA ALL'INDICE

Quel tragico incidente

Mio cognato Diego colse l’occasione per propormi di guidar lui momentaneamente la mia utilitaria, per sperimentare, diceva lui, le famose gomme a bassa pressione, (assenti nella propria medesima 500 dotata di tradizionali gomme strette e di vecchia concezione).
Mia sorella era seduta alla destra del guidatore ed io rannicchiato dietro a loro quando, ad una curva che svolgeva rapidamente a sinistra, la ruota posteriore destra sotto di me esplose al violento contatto contro un paracarro di pietra, facendo perdere stabilità al mezzo che si ribaltò alcune volte sull'asfalto prima di finire piegandosi violentemente intorno ad un robusto albero.
Dall'ospedale di Fossano dove fummo ricoverati per escoriazioni e contusioni varie, ma non gravi, la priorità, dopo aver avvisato i nostri reciproci genitori, era anche e soprattutto di avvisare il maestro Arfinengo che mi aveva fatto ingaggiare dalla RAI per l’ennesima volta e che mi aspettava la mattina del martedì seguente in Auditorio per le prove d’orchestra.
Dormii con mia sorella e con mio cognato Diego solo una notte in quell'ospedale, (si fa per dire perché i dolori in realtà me lo impedivano), raggiungendo finalmente l’orchestra della Rai il mercoledì seguente, con un solo giustificato giorno di assenza.
In quel pauroso incidente fortunatamente senza conseguenze gravi, (a parte l’auto da rottamare e che mi fu riacquistata dal padre di Diego), rovinai irrimediabilmente anche la divisa del vecchio complesso “i selvaggi” di cui facevo parte, giusto qualche anno prima del diploma grazie al tacito consenso di Arfinengo e che avevo indossato per la speciale circostanza legata alle feste pasquali di quei giorni.
Il maestro conosceva la situazione economica della mia famiglia e, al contrario degli altri colleghi insegnanti più tradizionali e bacchettoni, chiudeva volentieri un occhio di fronte alla possibilità che il sottoscritto suonasse in qualche gruppo o complesso musicale la cosiddetta “musica leggera” per migliorare così le finanze della propria famiglia.
“Antonio” mi ricordava il caro maestro:” ricordati però, così come mi hai promesso, che gli ultimi due anni di Conservatorio li devi dare tutti e solo a me!”.
Quella divisa di taglio tradizionale, (pantaloni e giacca), di fresco cotone e dal colore beige, era purtroppo l’unico ricordo, oltre alle fotografie del complessino dal colore esageratamente rossiccio (per un difetto di sviluppo tipico in tutte le foto degli anni “60”), a riportarmi alla mente il vecchio vissuto da orchestrale durante la severa frequenza al Conservatorio.
In quella triste circostanza e nei giorni successivi all’incidente automobilistico, Arfinengo si prodigò tantissimo per seguire gli sviluppi legati alla mia salute, mostrandosi particolarmente premuroso e coprendomi di affettuose attenzioni similmente ad un padre!



Torna ai contenuti