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Piero e gli aeromodelli - Antonio Sabbetti

ANTONIO SABBETTI
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Piero e gli aeromodelli  

Un giovane ragazzo, di famiglia benestante che abitava in quella strana casa gialla e che non dimenticherò mai, fece subito amicizia con me che ero poco più giovane di lui.
Piero, se ricordo bene, aveva l’aria di essere un ragazzo molto intelligente e studioso; anche nei giochi non era assolutamente scontato e banale.
Egli era abilissimo nel costruire con fogli di uno strano legno leggerissimo dei piccoli aeroplani che poi si divertiva a far volare lanciandoli con forza in aria; raggiunta la quota e avendo esaurito la forza d’inerzia, questi aeroplanini scendevano dolcemente volteggiando nell’aria con figure a volte acrobatiche da far invidia ad un vero aereo.
Io rimanevo incantato da quel nuovo gioco, fissavo lo sguardo al cielo fino a farmi venire il torcicollo!
 
Piero, intuendo di avermi affascinato e contagiato con quel gioco costoso e assolutamente non adatto alla mia “tasca”, mi fece un graditissimo dono regalandomi alcuni ritagli inutilizzati di quel legno leggerissimo, (che scoprii poi chiamarsi “balsa”), insegnandomi inoltre la tecnica per la costruzione di queste piccole, fantasiose macchine volanti.
La passione in me fu talmente forte che di lì a qualche giorno ero di nuovo a volare con lui, ma questa volta con i miei piccoli modelli ottenuti dagli scarti, lasciando l’amico stupito per tanta precocità di ingegno in considerazione soprattutto dei poveri mezzi a mia disposizione.
Grazie a Piero, questa preziosa esperienza mi tornerà utile parecchi anni dopo: diventato padre, un bel giorno, aiuterò mio figlio Igor a costruire un aeromodello radiocomandato regalatogli in premio per la sua promozione scolastica!



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