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Penultima esperienza di fabbrica nella ditta Photovox - Antonio Sabbetti

ANTONIO SABBETTI
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Penultima esperienza di fabbrica nella ditta Photovox

Il lavoro di tornitore nella ditta Mussano & Sisto, vario e decisamente creativo, mi piaceva molto, ma mi faceva venire i calli e indurire le mani, limitandomi con ciò nella velocità e nello studio virtuosistico della fisarmonica.
 
Il maestro Zonno capiva che il mio talento veniva in questo modo sprecato fino a quando, con un gesto di coraggio da parte dei miei genitori, non mi avrebbero tolto da questa ditta per mandarmi a lavorare in un’altra azienda dove avrei potuto svolgere un lavoro più consono alle mie nuove esigenze di virtuoso della fisarmonica.
Già si parlava di farmi fare dei concorsi per fisarmonica, visto l’innato talento e le mie capacità artistiche, ma io frenavo per motivi personali di sensibilità tradotta in paura ad affrontare un’eventuale commissione giudicatrice.
Sentivo che il mio insegnante mi sopravvalutava avendo una qual certa fretta di lanciarmi prematuramente nel mondo della musica: forse era talmente contento e orgoglioso dei miei progressi che non vedeva l’ora di raccogliere anch’egli i suoi meritati frutti.
Fu dunque presa una drastica decisione e ben presto diedi gli “otto giorni” licenziandomi.
Mio padre, (ignoravo io), aveva un “asso nella manica” poiché conosceva un responsabile di una azienda leader nella produzione di testine magnetiche per registratori di ogni marca e tipo.
Ci trovammo dunque ben presto nell’ufficio di questo signore che, preso atto delle mie capacità psico fisiche lavorative e in considerazione del buon rapporto di cui sopra con mio padre, non esitò un istante ad assumermi.
Di lì a pochi giorni, infatti, mi ritrovai nel reparto per la produzione di testine magnetiche, dove, indossato un elegante grembiule scuro, (che strideva con le miserabili tute blu fino ad ora indossate), mi si insegnò a levigare a specchio su delle pietre abrasive a grana fine alcuni piccoli particolari di ferro dolce che venivano successivamente accoppiati con l’inserimento di una sottilissima lama d’oro proprio fra le due parti levigate e che sarebbero successivamente state rifinite in una speciale macchina dal nome di “lapidello”.
La produzione di testine magnetiche era enorme e questo gesto ripetitivo di stringere fra le dita i due particolari da levigare sulla pietra abrasiva con un andirivieni perpetuo ed infinito per tutto il tempo del lavoro, a lungo andare, mi produsse una rigidità nelle dita ormai incallite ed insensibili al tatto.
Tutto ciò si rifletté negativamente sul buon profitto dello studio della fisarmonica e così, ben presto e mio malgrado, fui costretto a licenziarmi anche e con grande dispiacere dalla Photovox.



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