Padre Luigi, direttore della nascente corale di Balme
L’amico e sacerdote padre Gigi, con la sua proverbiale simpatia, conquistò a breve anche gli altri villeggianti della borgata i quali, ben presto, se lo contesero per una celebrazione beneaugurante della quotidiana santa messa anche e a turno nelle loro proprie abitazioni.
La fama di padre Luigi Mulatero, (o Gigi come amava farsi chiamare), quale fondatore e direttore della prestigiosa “Corale Musica Laus” di Torino, oltreché di simpatico sacerdote capace di far sbellicare dalle risa chiunque ascoltasse le sue barzellette o i suoi numerosi aneddoti di vita vissuta, si diffuse velocemente fra gli abitanti della Valle i quali, conquistati giorno per giorno dalla sua palese simpatia, lo proposero e lo vollero quale direttore della nascente e sperimentale “corale di Balme” in quell’estate del 1988.
Negli uffici del Comune della piccola cittadina, animata da un insolito fermento, si fotocopiarono i testi dei numerosi canti alpini destinati ai novelli cantori.
Alle prime prove corali assistetti anch’io e, se non ricordo bene tutti i componenti che costituirono il coro di allora, ricordo indelebilmente la partecipazione straordinaria di un corista speciale: Franco Micciu!
Durante le prove di canto e precisamente durante le prove della “Montanara”, (il famoso brano nato proprio fra queste medesime montagne ad opera del compositore Toni Ortelli), ci furono delle piccole ma antipatiche divergenze sul modo di eseguirla.
A causa di ciò, le prove si protrassero per alcuni giorni anche a causa della difficoltà del popolare brano da parte degli improvvisati coristi, (e specialmente per le proverbiali polemiche di Franco), con il risultato di vanificare il lavoro di squadra e spazientire il disponibile amico padre Luigi Mulatero che presto si arrese, ritornando nuovamente al riposo e alle quotidiane passeggiate meditative, fra i verdeggianti e fioriti sentieri che da Balme conducono alla nostra pittoresca borgata dei Frè.
Questo sfortunato esperimento non ebbe seguito e la nascente corale, quale “debutto e serata d’addio”, si sciolse in pochi giorni esattamente e similmente come neve al sole!
L’amico e operaio Franco, durante l’intensa attività lavorativa, spesso mi invitava a casa sua a Chialambertetto nella generosa condivisione dei suoi salami di turgia, salami di capra, formaggi ancora di capra, salcicce, vino genuino ecc. ecc.
Fu in una di queste occasioni che conobbi la moglie Paola con la quale Franco gestiva e condivideva il negozio di alimentari all’Albaron con la mansione di macellaio; per questa specialità, (una fra le tante intraprese dal mio operaio Franco), seppi che si era fatto insegnare da Martino, il futuro suocero di Cristina Berardo, la figlia di Antonietta.
Conobbi anche la figlia Grazia ed Eliana, quest’ultima andata poi in sposa a Lino Bricco, figlio di Giorgio.
Sempre in una di queste occasioni non potei fare a meno di notare il piccolo Diego, l’ultimo dei figli di Franco. Quest’ultimo mi rimase impresso, (specialmente per la giovane età, forse di dieci o dodici anni), mentre seduto comodamente a terra andava a scolpire grosse pietre che trovava probabilmente fra i ciottoli della Stura.
Armato di martello e di scalpello, il novello scultore le scavava minuziosamente trasformandole in preziose vasche o manufatti utili a contenere i fiori della mamma.
Oggi Diego ha seguito fortunatamente le orme del padre e più di una volta è venuto provvidenzialmente su ai Frè per risolvermi alcuni problemi del tetto.
L’infaticabile Franco possedeva delle grandi virtù ma anche un carattere non facile, e i lavori, a causa di una piccola incomprensione fra noi ma soprattutto per le sue numerose incombenze lavorative che lo vedevano impegnato nella fiorente stagione turistica di quell’anno, furono momentaneamente e per lungo tempo sospesi.
Ma non le feste improvvisate e organizzate di fianco al negozio della sua macelleria.
Durante la festa dell’Assunta e di S. Rocco venni più volte caldamente invitato da Franco all’Albaron per suonare la fisarmonica e la tromba.
Nella piccola postazione preparata alla bene meglio con tavoli e sedie, al riparo dal sole per mezzo di un telo steso sopra di noi, cominciavo a sciorinare il mio infinito repertorio di “ballo liscio”, mentre Franco, ancora con indosso l’abbigliamento da macellaio, si univa a me con il suo fedelissimo bombardino.
“Tony, dammi il Fa”, con questa richiesta l’amico Franco desiderava accordare il suo vecchio strumento alla tonalità della mia fisarmonica prima di cominciare a duettare con me.
Certo, le note del suo bombardino non erano sempre giuste ed intonate, (in considerazione del suo scarso allenamento dovuto ai mille impegni contingenti), ma qualcuna ogni tanto andava a segno fra la soddisfazione dei presenti sempre più numerosi e accalorati all’ascolto dell’improvvisato concerto.
“Pietro ritorna” di Pietro Deiro, (il famoso fisarmonicista compositore piemontese che fece successo emigrando in America), era il suo cavallo di battaglia!
In questa famosa e brillante marcetta, il bombardino di Franco ostentava un lungo e virtuoso assolo che quando gli riusciva bene lasciava tutti i presenti di stucco, me compreso.
Ogni tanto mi lasciava solo a suonare e spariva per preparare qualche osso buco o “Brut e bun” per alcuni affezionati clienti che lo preferivano piuttosto e magari come macellaio, ignorando le palesi capacità artistiche di questo eclettico personaggio.
Queste feste organizzate da Franco e dai suoi numerosi amici, mi dettero l’opportunità di conoscere e allargare la cerchia di conoscenti fra i numerosi villeggianti del luogo con i quali nascerà e si svilupperà una sana amicizia.
Fra questi, Valerio, Giangoia e la moglie, (Giangoia fu per anni il nostro mescolatore ufficiale di polenta in occasione dell’annuale festa ai Frè dedicata a S. Francesco), poi ancora Tony e Mary, una simpatica coppia che abitava in un appartamento vicino al negozio di Franco e che possedeva a quel tempo un laboratorio di pellicceria a Torino.
Oggi i due amici si sono trasferiti ai Cornetti dove Mary, ricca di fantasia e di tempo libero, fra il tepore rassicurante della sua stufa e la complicità dell’amato e collaborativo marito, produce piccoli meravigliosi manufatti.
La sua specialità sono i Presepi ottenuti da oggetti insoliti ed inaspettati come zucche, conchiglie, noci ed altro ancora che poi, quali graziose curiosità, metterà in vendita nei prossimi e futuri mercatini natalizi.
