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Le quattro stagioni - Antonio Sabbetti

ANTONIO SABBETTI
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Le quattro stagioni

In considerazione della mia grande passione per la fotografia, (la sublime e medesima arte sviluppata con successo anche sott’acqua e nella specialità definita “fotografia subacquea”), ricevetti un giorno la proposta da Attilio per fotografare la nostra pittoresca borgata de lì Frè in tutte le quattro stagioni.
All’epoca avevo appena acquistato una vecchia fotocamera Rolleiflex molto adatta per fotografare soggetti da dover poi ingrandire grazie alle notevoli dimensioni del negativo per l’appunto di 6 per 6 centimetri.
L’intenzione era di trasformare le quattro eventuali foto della borgata in quattro altrettante gigantografie da appendere sulle pareti della mia casa di Torino.
Il problema principale non era rappresentato dalle foto della Primavera, di quella dell’Estate o dell’Autunno di facile realizzazione, ma dalla foto che rappresentava l’Inverno con gli alberi appena innevati e ricolmi di fresca neve che si sarebbe subito staccata dai rami alla prima comparsa del sole all’incirca verso mezzogiorno.
Bisognava agire in fretta e per questo occorreva organizzarsi!
Per la realizzazione di quella particolare foto avrei dovuto ricevere la telefonata di Attilio,
(precedentemente allertato), che avrebbe dovuto indicarmi il momento meteorologico più indicato per la felice riuscita dell’impresa e per evitare, per contro, il fallimento medesimo, partendo inutilmente da Torino con il conseguente dispendio di energie e di denaro.
L’attesa fu lunga ma il fatidico giorno finalmente arrivò.
La maggior difficoltà incontrata fu quella di raggiungere con le ciaspole il luogo di appostamento, il medesimo luogo delle altre tre foto già precedentemente realizzate, poco alle spalle del ruscello Paschiet ed esattamente di fronte alla nostra borgata; luogo che dovetti faticosamente raggiungere camminando sull’immacolata ed eccezionale nevicata di quella notte, appena depositata sui 500 metri di sentiero che dai Cornetti conduce fino ai Frè.
Il mio carattere fortemente ansioso non mi permise di prendere la cosa alla leggera portandomi sul luogo giusto qualche minuto prima dell’arrivo del sole.
Arrivai infatti all’appuntamento circa un’ora prima per fare le prove tecniche finalizzate a prendere confidenza con la fotocamera e con l’ostilità del luogo per non fallire quell’irripetibile scatto.
Mentre attendo al gelo e all’ombra del Fort, comincio a intravvedere la prima luce del sole che, oltre al mio cuore, comincia a scaldare e ad illuminare dapprima le montagne e le colline poste alle spalle dei Frè, poi, scendendo in un tempo apparentemente veloce, va’ finalmente a scontrarsi dolcemente con la nostra pittoresca borgata, impreziosita dalle giuste tonalità di colore restituite e messe in risalto dalla particolare luminosità di quella splendida giornata.
La mia Rolleiflex, montata su di un treppiede piantato profondamente e saldamente sulla neve, compirà finalmente il miracolo:
con diversi e ripetuti scatti, la famosa fotocamera tedesca, fermerà il tempo e la storia di quella faticosa e fatidica giornata, immortalata per sempre e destinata a concludere definitivamente il ciclo di quelle agognate quattro stagioni ai Frè.




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