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Le mie scuole e le ripercussioni della guerra - Antonio Sabbetti

ANTONIO SABBETTI
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Le mie scuole e le ripercussioni della guerra

Un ricordo indelebile della mia breve permanenza all’asilo nido Umberto I° di Savoia è legato alla ricerca quasi maniacale di grosse lumache dal guscio grigio (ma forse ero io ad essere piccolo) nascoste fra le aiuole di Bergenia Crassifolia adornanti il giardino dell’antico edificio di fronte alla piazza Giuseppe Cesare Abba, ospitante, quest’ultima, l’omonima scuola elementare da me più tardi frequentata.
Ricordo a tal proposito che in questa scuola l’inizio e l’inserimento non fu molto roseo, tanto che mia madre, (a mia insaputa), venne chiamata dall’insegnante la quale lamentava il mio scarso profitto, imputandolo ad un probabile scarso coefficiente d’intelligenza!
(Mia madre mi confessò l’episodio solo dopo molti anni: me ne parlò infatti in occasione della mia vincita al Concorso Nazionale indetto dall’Orchestra del Teatro Regio di Torino per un posto di Prima Tromba!)
In effetti, la mal nutrizione infantile, causata dalle ripercussioni belliche di allora sulla popolazione stremata dalla fame e dalla guerra, poteva realmente portare delle conseguenze psicofisiche devastanti su alcuni sfortunati neonati di quel tempo.
L’insolita magrezza di mio fratello Lino, mal nutrito durante l’oscuro periodo del Conflitto, potrebbe infatti essere stata la reale conseguenza o la concausa di tutto ciò.
Mia madre, impaurita dai ripetuti bombardamenti sulla città di Pescara, (perse suo fratello Generoso Imbriano nell’atto di salvare mio fratello dal crollo del palazzo in cui abitavano colpito dalle bombe degli Alleati); molto probabilmente per lo spavento perse il latte e fu costretta a nutrire il piccolo neonato con il Mellin regalato dagli amici più abbienti che le venivano generosamente in soccorso.
 
In quel periodo, (io non c’ero ancora) e precisamente nel 1942, mio fratello Lino, di pochi mesi, viveva con nostra madre e i nonni nella tranquilla città di Pescara, mentre mio padre Tommaso, giovane e baffuto alpino della GAF (Guardia Alpina Frontaliera), dopo il breve conflitto con la Francia che capitolò soprattutto per la pressione dei Tedeschi che attaccarono dal Nord, tornò quasi subito a Pescara, accolto dalla famiglia benestante di sua moglie.
I miei nonni, infatti, erano commercianti di stoffe e, quali ambulanti, vendevano i tessuti lungo le vie del mercato cittadino.
“Coccia bianca” (cosi veniva chiamato mio nonno Antonio per via dei suoi canuti capelli), era originario della Puglia e, a detta di alcuni testimoni, un gran donnaiolo!
Mia nonna, Sollazzo Maddalena originaria di S. Giovanni Rotondo, rimaneva a casa con i figli mentre l’affascinante ed intraprendente Antonio, recandosi a Biella ed in altre città toscane per la scelta dei tessuti colà prodotti, approfittava della fortunata occasione per esercitare il ruolo del seduttore, cogliendo così “l’utile e il dilettevole”!
Quando mio nonno Antonio sposò la giovane sangiovannara Maddalena in seconde nozze, si portò al seguito il frutto del precedente matrimonio: Donatella era infatti “sorellastra” di mia mamma, e, dopo mia madre Michelina, nacquero Giuseppina e Mario.
 
Mio padre amava raccontare di un particolare periodo della guerra trascorso a Spoltore, una cittadina non lontana dal capoluogo abruzzese, specialmente quando eravamo, così come tutti gli anni e durante le vacanze, ospiti dai nonni a Pescara.
Passavamo in gita ed in comitiva con la nostra “Seicento Fiat” fra le vie di questo paese collinare divenuto poi famoso per il “Circuito automobilistico di Spoltore” che vedeva il famoso Nuvolari protagonista e vincitore di numerose gare alla guida del suo bolide a quattro ruote.
Qui, ed inevitabilmente così come tutti gli anni, ascoltavamo il suo racconto ormai cristallizzato e radicato nella sua memoria.
Alla fine del breve conflitto con la Francia, mio padre tornò dalla sua giovane moglie a Pescara ma non per molto!
Gli alleati schierati contro l’Italia fascista di Mussolini cominciarono ad inasprire le loro azioni di guerra decidendo di bombardare alcune strategiche città italiane.
Pescara fu una di queste, e così i miei genitori e tantissime altre famiglie pescaresi, costrette ad abbandonarla, si recarono a Spoltore al riparo dalla minaccia delle bombe.
Purtroppo, come già detto, in uno di questi bombardamenti mia madre perse suo fratello Generoso, reduce dalla “Campagna d’Africa” e precisamente in Cirenaica dalla quale aveva portato alcuni oggetti in ricordo.
Mia madre ebbe in regalo un semplice opuscolo illustrato e stampato, diffuso dal “Fascio” in cui s’incoraggiava la popolazione di estrazione contadina a recarsi in quel luogo ricco di storia e di terreni incolti per l’assegnazione gratuita di appezzamenti di terra.
Questo opuscolo, un po’ sbiadito e dall’odore antico, lo ricevetti molti anni fa da mia madre e a tutt’oggi, nonostante il suo probabile scarso valore, lo conservo gelosamente fra i miei oggetti più preziosi.
 
Tornando a Spoltore e precisamente nel periodo dello “Sfollamento” in cui l’Italia era ancora alleata della Germania e ancora lontano dallo “sbando” dell’Otto Settembre 1943, mio padre, a suo dire, ebbe una collaborazione con i tedeschi di stanza a Spoltore, (allora ancora amici e pacifici verso noi italiani per via del “Patto Tripartito”, detto anche “Asse Roma - Berlino -Tokyo”.
Vuoi perché aveva partecipato alla guerra vittoriosa contro i francesi, vuoi per il suo carattere gioviale ed accattivante, fattostà che il giovane baffuto ex alpino ricevette l’incarico di comandare una piccola squadra di soldati tedeschi per effettuare una serie di scavi di fortificazione lungo la strada che da Pescara conduce a Spoltore.
“Eccoli” diceva ad ogni casuale passaggio con la nostra nuova automobile Fiat di piccola cilindrata: “sono quelli che ancora oggi si possono vedere e riconoscere, dopo tanti anni, anche se ricoperti parzialmente dalla terra e dall’erba”!
A noi, che non vedevamo l’ora di ritornare a Pescara e in spiaggia per fare il consueto bagno di mare, quegli avvallamenti quasi irriconoscibili e stravolti dal tempo non dicevano assolutamente nulla!
Tuttavia mio padre si emozionava fortemente e puntualmente ad ogni passaggio per Spoltore e sempre in quel preciso posto.
Un altro episodio legato al luogo destinato allo sfollamento e che il nostalgico genitore amava rievocare, era la sua personale e provvidenziale intercessione a favore di suo cognato Vincenzo, (il marito della cognata Giuseppina), che rischiava di essere fucilato dai tedeschi.



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