Lago della Rossa, inaugurazione del nuovo rifugio
Nell’estate seguente e precisamente il 4 agosto del 1990, ci fu l’inaugurazione del nuovo Bivacco al lago artificiale della Rossa, (2.701 metri), dedicato a S. Camillo e fortemente voluto su iniziativa di padre Vittorio Bertolaccini dei Padri Camilliani e dei gruppi ANA (Associazione Nazionale Alpini) delle Valli di Lanzo.
Già qualche giorno prima tutta Balme e dintorni erano in fermento per questo straordinario ed imperdibile evento che richiedeva impegno e organizzazione per raggiungere il luogo dell’inaugurazione a piedi.
A quel tempo, lontano nei ricordi dalla passata e controversa ristrutturazione della nostra baita dei Frè, avevo al mio attivo già diverse gite mediamente impegnative come al Lago di Afframont, (1.986 metri), ai Laghi Verdi, (2.142 metri), al lago Paschiet, (2.003 metri), al rifugio Gastaldi, (2.659 metri) e al lago Vasuero, (2.237 metri), in considerazione che, dalla fine dei lavori di ristrutturazione, non avevo purtroppo avuto molto tempo a disposizione per fare molte più gite.
Nel giorno precedente mi ero allenato andando a piedi fino alla Garavella in preparazione dell’impegnativa gita al Lago della Rossa per l’inaugurazione del nuovo rifugio dedicato a S. Camillo con la solenne santa messa delle undici celebrata dal simpaticissimo padre Vittorio, cappellano del C.T. O. di Torino.
Padre Vittorio era conosciuto in tutta la valle per la sua bizzarra simpatia, nonché stimato da tutti, credenti e non credenti, per la sua palese e coerente testimonianza.
Diverse volte avevo deciso di suonare alle sue feste organizzate a Martassina nella “Casa San Camillo”, (di fronte alla macelleria del caro amico Bruno Tetti), che ospitava numerosi disabili lì presenti per trascorrere un periodo di sereno riposo nello spirito di accoglienza aperta di padre Vittorio.
Alle giustificate richieste del simpaticissimo sacerdote non potevo rispondere di no, offrendo dunque e gratuitamente ai numerosi ospiti della struttura d’accoglienza, la mia personale partecipazione in qualità di musicista, rallegrando in questo modo e come consuetudine le spensierate serate a loro dedicate.
Accettai dunque di partecipare alla festa, e dopo la consueta condivisione della cena servita dai numerosi volontari che avevano dato il loro iniziale contributo a partire dalla cucina, sfornando piatti d’eccellenza che nulla avevano da invidiare a quelli dei migliori chef, alla fine e dopo il caffè, si saliva tutti insieme al piano di sopra per mezzo di un ascensore indispensabile specialmente per il trasporto dei disabili in carrozzina.
Qui giunti, trovavamo il grande salone precedentemente approntato con i miei strumenti musicali, (la tromba e la fisarmonica elettronica più amplificatore e microfoni), e in più numerosi dolci e bevande a dare il loro goloso benvenuto ai numerosi ospiti di quell’accogliente struttura.
Dopo alcune brevi parole di circostanza dette dal simpatico padre Vittorio, si iniziava immediatamente con la musica e con le “danze” …sì, perché i volontari, non avendo ancora terminato il loro ruolo primario, trascinarono in pista gli inconsapevoli disabili per farli ballare con le loro stesse carrozzine.
Per il sottoscritto che aveva trascorso una vita da musicista parallela a quella svolta al Teatro Regio suonando di nascosto nelle più svariate sale da ballo, (pena il licenziamento), quello che compariva ai miei increduli occhi era assolutamente inaspettato, toccante e commovente nello stesso tempo.
Quell’insolita scena andava a toccare inconsciamente delle corde nascoste nei meandri più profondi del mio cuore.
Cogliere la serenità e la gioia impressa nei volti degli “inconsueti ballerini” mi faceva sentire utile ed importante, e la conseguente presa di coscienza elevava dolcemente il mio spirito a Dio.
Al termine della festa, dopo essere stato aiutato dai soliti volontari a caricare i pesanti strumenti in auto e dopo i consueti saluti ricolmi di palese gratitudine, ripartivo illuminato da una flebile luce di quel cielo particolarmente stellato e luminoso, verso la mia baita ai Frè, spiritualmente più ricco e con il cuore rigonfio di rinnovata gioia.
Le prime luci dell’alba del quattro agosto 1990 preannunciano una giornata meravigliosa, e di prima mattina mi organizzo con mio figlio Igor per affrontare la dura gita al Lago della Rossa in occasione dell’inaugurazione del bivacco dedicato a S. Camillo e fortemente voluto da padre Vittorio Bertolaccini.
