
La prima comunione
Ancora qualche sprazzo di memoria in quegli anni in cui l’evento senza dubbio più straordinario fu quello della Prima Comunione.
Non la feci da solo, ma insieme con mio fratello Lino il quale patì un po’ nell’essere costretto ad indossare, per questa solenne circostanza, un pantaloncino scuro a gambe corte, mentre il sottoscritto, immeritatamente, poiché più giovane di lui, vestiva un elegante pantaloncino nero (probabilmente regalato dai vicini) a gambe lunghe!
Dopo la cerimonia e il pranzo con i padrini e le madrine, Lino ed io andammo a farci un giro nella via più “elegante” del quartiere: via Maddalene!
Felici ed euforici, ostentavamo ai passanti i nostri eleganti vestiti.
Dopo tanta miseria e fame, non pareva vero passeggiare finalmente sazi, con qualche soldino in tasca, (frutto di una colletta fra parenti), indossando al polso un vero orologio d’oro regalatomi dal padrino.
Attraverso la vetrina della tabaccheria di via Maddalene, Lino ed io scorgemmo un modello di veliero costruito con i fiammiferi, probabilmente il lavoro di qualche abile e paziente carcerato durante la sua lunga detenzione.
La tentazione di acquistare il “bellissimo” manufatto con i soldini della colletta fu una tentazione irresistibile, ma per fortuna, poiché non sufficienti per appena pochi spiccioli, desistemmo dall’insano proposito, accontentandoci di qualche caramella, e, anche se non pienamente d’accordo, brontolando, mettemmo ciò che avevamo avanzato (poco meno di duemila lire) a disposizione delle necessità famigliari.
Per un po’ di tempo non vidi più il prezioso regalo di Comunione fattomi dai padrini, né ebbi mai più una buona occasione per indossare l’orologio; quando questa ci fu, non mi accorsi della sostituzione della cassa d’oro con un’altra in ottone placcato!
Divenuto grande, i miei genitori mi spiegarono che quel provvidenziale orologio d’oro, con la conseguente sostituzione della cassa, servì loro per risolvere qualche problema economico di prima necessità.
