
La mia nuova Fiat 500
Tornando alla patente, decisi poi e tardivamente, (mettendo da parte la ferma decisione di imitare le virtù del nostro maestro), di prenderla ugualmente al termine del servizio militare per intercorsa, reale necessità.
Arfinengo mi faceva spesso chiamare dalla RAI per qualche contrattino settimanale; la sua autorevole influenza, in qualità di Prima Tromba nell'omonima Orchestra, convinceva puntualmente la Direzione ad assumere me e Pippo, altro meritevole allievo.
Le numerose collaborazioni prestate in questa orchestra durante quegli anni di scuola e specialmente dopo il servizio militare, permisero alla nostra famiglia di migliorare nettamente il tenore di vita ma anche di mettere da parte dei soldi con i quali, un bel giorno, i miei genitori potranno acquistarmi una piccola, ma dignitosa Fiat 500 di colore giallo.
A differenza di quella di mio cognato Diego (fidanzato, non ancora sposato con mia sorella Ersilia), la mia nuova 500 aveva in dotazione quattro innovativi pneumatici a bassa pressione che avrebbero dovuto conferire ad essa una migliore tenuta in curva, o almeno questo era quello che Diego credeva fino a quando non ci schiantammo per causa sua contro un albero!
Al rientro con la mia utilitaria in compagnia di mia sorella e di mio cognato da una gita al mare nel giorno di Pasquetta, infatti, e trovando una gigantesca coda sull'autostrada all'altezza di Fossano, concordammo insieme di uscire al primo casello per proseguire poi sulla statale che ci avrebbe condotti fino a Torino.
