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L’inaugurazione del pilone - Antonio Sabbetti

ANTONIO SABBETTI
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L’inaugurazione del pilone

Nel seguente autunno, organizzammo l’inaugurazione del pilone con una messa celebrata dal parroco di Balme e dal simpaticissimo padre Vittorio Bertolaccini, dei Padri Camilliani.
In quell’occasione fui invitato a suonare prima per la santa messa con brani classici, e poi dopo con brani ballabili di musica popolare per far divertire i numerosi partecipanti al termine del pranzo.
Ricordo quella giornata come se fosse ieri: durante la messa fummo avvolti da una bianca nuvola che sfocava le nostre immagini rendendo ancora più mistico ed irreale quel momento di solennità liturgica fissato per sempre nelle foto scattate in quella straordinaria giornata dedicata all’evento.
Più tardi incominciarono le danze e finalmente, per i presenti, il momento delle libagioni.
padre Vittorio, che conoscevo da anni come appassionato di tromba, (e di musica classica dedicata particolarmente a questo strumento), lavorando al C.T.O. in qualità di cappellano, aveva avuto fra i
suoi ricoverati un mio conoscente e grande virtuoso di tromba reduce da un grave incidente di moto.
Francesco Tamiati, durante la sua lunga degenza al C.T.O. di Torino aveva impartito lezioni di tromba al simpatico sacerdote, convincendolo successivamente all’acquisto di un piccolo organo a canne d’occasione da sistemare in cappella, utile per la futura organizzazione di concerti per tromba e organo.
Francesco Tamiati, pur se obbligato inizialmente alla carrozzina e alle stampelle, non fu per questo motivo impedito dal suonare la tromba nei concerti per tromba e organo organizzati nella cappella del C.T.O. utili per alleviare le pene dei numerosi degenti lì ricoverati.
Un giorno ebbi anch’io l’occasione di suonare con il mio “Trio Albinoni” in questa cappella, (Francesco Tamiati era stato ormai dimesso da tempo), offrendo gratuitamente il concerto in cambio di una ricca cena offerta dal simpaticissimo sacerdote camilliano.
Tornando alla festa ai Frè e dedicata a S. Francesco, ricordo un breve momento di pausa durante il frenetico ballo.
Questa fu l’occasione giusta per far ascoltare una mia incisione di un brano classico al competente sacerdote che l’ascoltò, (mi si passi il termine), in “religioso” silenzio.
Il brano in questione era molto lento e triste, apparentemente infinito, tanto che intervenne Marianna dicendo:” ma padre Vittorio…noi vogliamo ballare!”
Il simpaticissimo e gigantesco sacerdote, dall’alto dei suoi 130 chili, afferrò di peso la malcapitata Marianna, e, facendola lentamente danzare al tempo di quella funerea musica, ammutolendola e con tono sommesso le disse:” ma Marianna…noi possiamo anche ballare con questa musica…non vedi?”
Ciò che compariva ai miei occhi era una situazione irreale e comica allo stesso tempo, non potrò mai dimenticarla: essa pareva un’incredibile scena di danza rivista lentamente in moviola!
 
Padre Luigi Mulatero e padre Vittorio non furono comunque gli unici sacerdoti a frequentare la nostra pittoresca borgata.
In quei primi anni di autentiche vacanze e al termine dei lavori nella nostra baita, conobbi infatti anche un altro sacerdote missionario che ogni tanto veniva in Italia e ai Cornetti per stare insieme ai suoi famigliari.
Padre Renzo Marcolongo svolgeva la sua missione specialmente nei paesi del Sud America, lì dove aveva imparato ad essere comprensivo e tollerante verso i fedeli di quelle popolazioni a volte ostili verso la chiesa cattolica.
Me ne accorsi io che, privato del mio rigido direttore spirituale padre Luigi Mulatero, (in vacanza altrove e momentaneamente non disponibile), dovetti occasionalmente ricorrere a padre Renzo Marcolongo per la consueta e mensile confessione alla quale ero abituato, sperimentando personalmente questa sua caratteristica che lo differenziava nettamente dalla rigidità di padre Luigi.
Le successive ed occasionali cene con gli sporadici pranzi organizzati a casa di Luigi e Barbara furono le migliori occasioni per fare amicizia con il simpatico sacerdote missionario.
Padre Renzo era dotato di una vivacità d’intelletto non comune e a tavola scoprimmo anche la sua inaspettata vena comica, sperimentata attraverso le sue numerosissime ed esilaranti barzellette.
Ci fu però una straordinaria occasione in cui riuscimmo ad invitare i due sacerdoti, padre Luigi e -padre Renzo, a casa degli ospitali e generosi amici Luigi e Barbara per tutta la giornata.
Io preferii pranzare da solo avendo ancora qualche lavoretto da fare, promettendo loro di raggiungerli poi nel pomeriggio per il caffè.
Entrato in casa degli amici all’ora convenuta, non feci nemmeno in tempo a sedermi che fui investito da una raffica di barzellette, una più comica dell’altra.
I due simpatici sacerdoti, (ormai consumati amici e seduti uno accanto all’altro), in preda ad un’incontenibile allegria alimentata probabilmente dal buon cibo e dal generoso vino, sciorinarono in alternanza e come in una sfrenata competizione, una serie di inedite barzellette facendoci piangere per le incontenibili risate.
I due simpatici sacerdoti e come già detto, erano molto diversi nell’esercitare il loro ministero, ma  straordinariamente bravi, simpatici e molto simili nell’arte di raccontare le barzellette.
Un giorno padre Renzo ci raccontò di suo padre Felice Marcolongo, uomo solare e già di una certa età che trascorreva le vacanze estive con il resto della sua famiglia in frazione Cornetti.
Ogni volta che padre Renzo chiedeva al padre come stava in salute, la risposta era sempre la stessa: “Dall’ombelico in su sono Felice, (parafrasando il suo nome), mentre dall’ombelico in giù fui felice!”.




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