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Il tentato furto di girasoli - Antonio Sabbetti

ANTONIO SABBETTI
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Il tentato furto di girasoli

Spesso, al ritorno dalle prove pomeridiane nella banda del Michele Rua, mio fratello ed io utilizzavamo dei percorsi alternativi per il ritorno a casa a piedi e rigorosamente incollati insieme per via della nostra giovane età.
 
Questo era un modo per scoprire il nostro quartiere in rapido sviluppo edilizio dove i campi incolti e le cascine fatiscenti lasciavano via via il posto a palazzine dalla concezione architettonica moderna ed in netto contrasto con quella delle nostre case popolari prive di ascensori e di riscaldamento centralizzato.
D’estate era un piacere costeggiare la via Sempione nella speranza di poter assistere al passaggio di un convoglio ferroviario trainato da una locomotiva a vapore; lo sferragliare di tutte quelle leve mosse semplicemente dal vapore era affascinante e nulla faceva presagire che presto queste locomotive sarebbero state soppiantate da locomotori elettrici o con motori diesel.
Purtroppo questo singolare passaggio era alquanto raro e quando capitava non potevamo non fermarci per assistere allo spettacolo gratuito che ci lasciava ad ogni occasione in un silenzio irreale ed avvolti in una nube di fumo nero.
Spesso questo sentiero sterrato e pedonale che costeggiava la ferrovia e la strada carrabile veniva bruscamente interrotto dalla presenza di piccoli giardini abusivi che ostentavano fatiscenti baracche in lamiera circondate da varietà di ortaggi e alberelli da frutta.
Uno di questi giardini aveva colto la nostra curiosità per alcuni girasoli che quasi fuoriuscivano dalla recinzione, ed una sera, attardatici casualmente oltre l’imbrunire, ci venne in mente di prelevarne uno dai piccoli e gustosi semi che avrebbero allietato la monotonia della fame di quei tempi.
Mio fratello, più alto di me, non fece in tempo a staccarne uno poiché dalla baracca spuntò un tizio dalle fattezze di zingaro che tentò inutilmente di bloccarci; egli, esageratamente imbufalito (poiché probabilmente non eravamo i soli ad interessarci ai suoi girasoli), esasperato evidentemente da questa ennesima minaccia, uscì fuori dopo averci visti dall’interno della sua baracca.
Il caso (o la fortuna) volle che a questo signore mancasse una mano e così non riuscì a bloccarci tutt’e due; dimenandomi, riuscii faticosamente a fuggire lasciando il mio povero fratello nelle sue mani (si fa per dire poiché ne aveva solo una).
Ricordo che appostandomi dietro un cespuglio non lontano dal luogo del misfatto, protetto dal buio ormai imperante, mi lasciai andare ad un pianto di disperazione maledicendo quello zingaro e mio fratello che ci aveva cacciati in questo guaio.
Questa situazione di stallo fortunatamente non durò a lungo poiché ricomparve miracolosamente Lino, (che io davo ormai per morto); la gioia nel rivederlo fu incontenibile e, nonostante la mia curiosità di sapere cosa gli fosse successo, egli, con noncuranza e sdrammatizzando sull’accaduto, mi liquidò con poche, ma confortanti parole.
Ancora oggi sarei curioso di sapere che cosa sia realmente successo fra Lino e lo zingaro: quell’uomo gliele avrà suonate o si sarà limitato a dargli una bella sgridata?
Alla prima occasione e dopo tantissimi anni, (ora mio fratello ha 82 anni), cercherò di strappargli la versione reale dei fatti accaduti in una malaugurata serata di un giorno qualunque.
 


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