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Il collegio di Vico Canavese e l’enorme fungo - Antonio Sabbetti

ANTONIO SABBETTI
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Il collegio di Vico Canavese e l’enorme fungo

Molto probabilmente, anche il ricordo un po’ sbiadito di mio fratello, in collegio a Vico Canavese, dovrebbe appartenere a questo primo periodo della mia infanzia.
Pochi ma indelebili gli episodi relativi.
Il più gioioso fu legato ad un enorme fungo porcino (almeno per me che ero molto piccolo), trovato dall’amico di papà, “Pino il gobbo”, su una ripida scarpata di fianco alla strada per Vico Canavese e al torrente Chiusella, dove aveva sostato la sua nuova “Fiat Topolino” per farla riposare e con la quale, con la propria moglie, mia madre e mio padre, avremmo dovuto raggiungere più tardi Lino in collegio.
Lino me lo ricordo alto e magro, come nelle foto in bianco e nero o color “seppia” di quell’epoca, ma ancor più ricordo i suoi smisurati scarponi schiodati nella parte anteriore; quelle fessure aperte, ricamate da lunghi chiodi piegati e arrugginiti, mi richiamavano alla mente le fauci di qualche animale feroce allora a me sconosciuto.
Non potrò neppure mai scordare, ma questo lo scoprirò molti anni più tardi, di quando Lino, sollecitato dai miei genitori a scrivere maggiormente durante la sua permanenza a Vico Canavese, mostrava a suo cugino Giovanni, anch’egli ospite del medesimo collegio, un foglio appena scritto di fresco per avere la sua approvazione: “Secondo te va bene?” chiese al cugino mostrando la lettera con la scrittura spessa, ottenuta pigiando esageratamente sul pennino della penna che divaricandosi sotto l’eccessivo peso allargava il tratto, “i miei genitori mi chiedono di scrivere più spesso…
…secondo te così è sufficiente…è abbastanza spesso?”



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