Giorgio Inaudi, una fortunata conoscenza
La mia baita, ormai terminata ed arredata da tempo nello stile rustico ma soprattutto rispettoso della cultura del luogo, richiamava la curiosità e l’attenzione di quanti, conoscenti e non, passeggiando sulla strada a quel tempo ancora non asfaltata sotto la nostra borgata, non potevano fare a meno di fare due passi in più per venire a visitarla.
Era sempre una gioia ed un piacere poter aprire le porte della nostra nuova abitazione mostrando orgogliosamente ai curiosi le varie modifiche e soluzioni adottate per il recupero dell’antico e storico rustico.
Fu in una di queste occasioni che conobbi Giorgio Inaudi, cugino di Franco Micciu.
Intellettuale e depositario della memoria storica di Balme, con alcune pubblicazioni al suo attivo di argomento storico sociale e legato al territorio, Giorgio Inaudi si complimentò caldamente con me per aver recuperato i muri perimetrali dell’antico rustico lasciandoli a secco e senza l’aggiunta del cemento.
Ancora oggi conservo con orgoglio una pietra da lui trovata in mia presenza fra le mura della mia baita, utile per affilare i coltelli e proveniente, (se ricordo bene e a suo dire), da un giacimento situato sulle Rocce di Balme.
Il piccolo utensile in pietra ritrovato da Giorgio, era stato volutamente lasciato, così come nella tradizione locale, in un’insenatura fra una pietra e l’altra del muro della mia baita e ad una ragionevole altezza per essere prelevato a piacimento e usato secondo la necessità.
Giorgio, conoscendo a fondo le tradizioni locali del luogo, andò praticamente a colpo sicuro nel ritrovare quel reperto storico lasciato volutamente fra le spesse mura del rustico.
Io lo utilizzai per anni e ancor oggi, oltreché per affilare i coltelli, anche per riprendere e ricostituire pazientemente le aguzze punte degli ami da pesca consumati dall’usura delle mie battute di pesca al mare.
Qualche anno più tardi, (estate 1993), e con l’acquisto del secondo rustico attiguo e alle spalle di quello ormai da tempo ristrutturato, Giorgio Inaudi venne nuovamente a visitarmi per ammirare i numerosi oggetti ritrovati nella vecchia casa appena acquistata e da molti anni abbandonata.
Questa vecchia baita, appartenuta storicamente a Perulin che ai suoi tempi l’aveva abitata, ma venduta a me da suo nipote Francesco Castagneri che l’aveva ereditata senza peraltro averla mai utilizzata, era un vero e proprio museo!
Al suo interno il tempo si era fermato mettendo in mostra un periodo storico ben definito ed evidenziato non solo dai numerosi oggetti inconsueti e manufatti in legno incisi, ma anche da un’infinità di documenti cartacei rimasti miracolosamente indenni alla voracità di generazioni e generazioni di affamati roditori che qui nelle vecchie baite abbandonate e nel periodo invernale vanno cercando un sicuro riparo.
Due culle in legno una delle quali riccamente incisa, un arcolaio rudimentale, una bellissima gabbia per uccelli in filo di ferro piegato a mano e a forma di pagoda, un primitivo girello che limita i movimenti del bimbo semplicemente e solamente in avanti ed indietro, (per mezzo di due lunghe barre o guide di scorrimento in legno), oltre ad un innumerevole quantitativo di vecchie scarpe usate e logorate dal tempo.
Tutto questo rappresentava una minima parte di ciò che sarei andato a scoprire pian piano e man mano che la mia curiosità sempre più crescente veniva alimentata da nuove ed inaspettate scoperte.
In una vecchia cassapanca in “malësu” ritrovai una collezione di mutande femminili in varie fogge.
“Alcune di queste”, mi disse Giorgio Inaudi prontamente accorso a vedere la sorprendente scoperta:” hanno un’apertura alla base utile alle donne che lavoravano nei campi per poter espletare i propri bisogni fisiologici semplicemente accovacciandosi e senza doversi spogliare, evitando con ciò l’imbarazzo e la conseguente perdita di tempo”.
Questa sorprendente scoperta indusse l’amico Giorgio a ritornare in breve ai Frè per fotografare questi indumenti intimi femminili uno ad uno con l’intento di arricchire con la relativa documentazione fotografica il nascente Museo di Balme.
Ancora oggi conservo con cura queste curiose mutande prodotte col tessuto di canapa lavorata di fino e coltivata, come consuetudine di quell’epoca, nei campi agricoli intorno a Balme.
Al culmine della nostra amicizia rafforzata da una consapevole stima reciproca, Giorgio Inaudi, a conoscenza dei miei lavori di alta meccanica con la costruzione di un complicatissimo “motore stellare” apparso su diverse pubblicazioni e riviste nazionali di modellismo aereo, volle regalarmi il suo ultimo libro: “Pastori, contrabbandieri e guide tra Valli di Lanzo e Savoia” pubblicato in collaborazione con l’autore Francis Tracq che ne aveva curato la relativa traduzione in francese.
Conservo con cura questo interessantissimo libro sapientemente scritto dall’amico Giorgio e corredato da una sua bellissima e personale dedica che desidero riportare qui di seguito:
“A Toni Sabbetti musicista e inventore che rinnova i forti degli intellettuali che frequentarono Balme all’inizio del secolo, con amicizia G. I.”.
