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Finalmente arriva Pippo! - Antonio Sabbetti

ANTONIO SABBETTI
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Finalmente arriva Pippo!

L’atmosfera in aula, come già detto, era sempre molto tesa e cupa specialmente per me che dovevo affrontare in solitudine l’insegnante nella prima ora del mattino.
Tutti gli altri sei o sette compagni svolgevano attività lavorative e scolastiche che impedivano loro di poter venire a scuola se non nelle ore centrali della lezione mattutina.
 
Io avevo lasciato il lavoro, dunque era logico che toccasse a me affrontare la lezione delle otto del mattino.
Ma all'inizio del secondo anno arrivò finalmente un allievo speciale!
Giuseppe era il suo nome, ma volle essere chiamato Pippo, (come il nome di un noto personaggio Disneyano), e anche dal nostro insegnante che fu obbligato ad accettare quel buffo soprannome di buon grado.
Pippo, a quell'epoca, poteva avere 25 anni circa, era sposato ed aveva già un figlio.
Proprio per questa ragione, quale unica fonte di sostentamento, suonava la tromba e la batteria con un quartetto tutte le notti al ristorante S. Giorgio, all'interno del Castello medioevale al Valentino.
Egli era tornato in Italia dopo una lunga permanenza lavorativa in Germania e a Cipro durata alcuni anni.
Prima di questa tournée e quando ancora era a Torino, (mi raccontava il nuovo compagno dall’aria aperta e simpatica), aveva tentato di prendere lezioni di Tromba dall'insegnante Massara il quale, data l’anzianità e prossimo al pensionamento dal Conservatorio, gli consigliò di prendere lezioni private dal suo migliore allievo Carlo Arfinengo.
Se non fosse stato per quell’ingaggio e per quella serie di tournee all’estero, fondamentali sotto il profilo economico, Pippo, probabilmente, avrebbe seguito i consigli dell’anziano maestro diplomandosi molto tempo prima e sottraendo al destino l’incontro con il sottoscritto che in questo modo diventerà il suo migliore amico e con cui condividerà una serie di interminabili successi a partire dall’assunzione al Teatro Regio di Torino, attraverso numerosi concerti solistici con il “Trio Albinoni” e così via fino ad arrivare alla pensione!
 
Tornando al Conservatorio e a quella lezione di prima mattina del secondo anno con il giovane insegnante, (dalla severità incrollabile e che mi procurava puntualmente un senso di freddo psicologico ad ogni lezione), al sottoscritto non parve vero di veder comparire dietro la grande porta dell’aula e quasi a fine lezione, la caratteristica sagoma del nuovo e “datato” allievo; entrando in aula con un caloroso saluto, Pippo, dai modi cordiali e tipici di chi ha vissuto al Sud, riusciva a convincere il maestro Arfinengo ad interrompere la nostra lezione per andare tutti e tre insieme a prendere un caffè nel bar adiacente il Conservatorio.
Ad ogni lezione ed ogni volta che arrivava Pippo il mio cuore si riscaldava; era come se qualcuno all'improvviso, in quell'ampia aula gelida,
avesse finalmente e provvidenzialmente acceso i termosifoni!
 
Parlando in questi giorni con Bianca, l’inconsolata moglie del nostro illustre docente, ho scoperto che Arfinengo era molto timido e chiuso; ho così dedotto che anche il nostro giovane insegnante di allora subisse piacevolmente il fascino di quell'incursione tipicamente “sicula” che intaccava gioiosamente la “sacralità” di quella nostra lezione.
Anche lui, così come me, mutava atteggiamento all'arrivo dell’atipico allievo, meritevole, quest’ultimo, di stemperare con il suo “savoir faire” la cupa tensione di quelle fredde lezioni mattutine nell’autunno del 1964.



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