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Epilogo Balme e i Frè nella pelle e nel cuore - Antonio Sabbetti

ANTONIO SABBETTI
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Epilogo

Mentre scrivo, prendo coscienza del tempo passato dalla dipartita dei due compianti amici: ben ventidue anni dalla morte di Marianna e ventott’anni da quella di Attilio, sembrandomi appena l’altro ieri!
In tutti questi anni, fra alterne vicende, ho frequentato ancora Balme e i Frè, specialmente in occasione delle annuali feste patronali dedicate a S. Francesco.
Nel frattempo sono successe tante altre cose che potrei descrivere aggiungendole a questo capitolo dedicato ai miei primi anni di frequentazione ai Frè e a Balme, ma che però non reputo sufficientemente interessanti per essere rievocate.
I ricordi più belli o meno belli, cioè quelli descritti in questo capitolo, fanno sicuramente parte di quel primo “periodo d’oro”, durato all’incirca una decina d’anni e che mi ha permesso di conoscere una generazione di persone speciali.
Persone che, chi più, chi meno, hanno lasciato una loro indelebile traccia nel mio cuore e credo anche in quello di una buona parte dei valligiani.
Persone che mi hanno insegnato ad amare Balme e i Frè non solo con il cuore ma anche con la pelle, la medesima che ha toccato sacchi di cemento, tonnellate di lose, quintali di tavole di larice, la stessa pelle che ha toccato la propria carriola un’infinità di volte per il trasporto della sabbia, dei mattoni e di quant’altro ancora.  
Persone che con il loro ingegno hanno dato lustro e gloria alla Balme di allora e di oggi.
Persone oneste, semplici ed umili che hanno sfiorato la mia vita con il loro breve ma intenso passaggio terreno e che oggi purtroppo non ci sono più.
Persone di quella generazione cosiddetta: “alla moda veja”, come li avrebbe definiti il grande Attilio e la sorella Marianna, ai quali e insieme ai miei tre figli Igor, Tatiana e Valentina, (affinché non dimentichino), vorrei dedicare questo mio lavoro scaturito dall’ingegno della mente e dalla sensibilità del cuore.
 
Antonio Sabbetti   




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