Cichin, lo zio di Polly e il mulo di Adriano
Francesco, (Cichin), lo zio di Polly veniva spesso a trovarci ai Frè; anch’egli amava questa incantevole borgata dove aveva trascorso la sua giovinezza condividendo i duri e consueti lavori montani che l’avevano segnato profondamente ed indelebilmente nel cuore.
Egli era stato anche sindaco di Balme in passato e la sua trascorsa fortunata esperienza amministrativa gli fu utile per ottenere, così come già detto, il miracolo dell’illuminazione nella nostra borgata, impreziosita ulteriormente da quell’innovazione che fece a noi risparmiare l’incombenza di dover girare di notte armati di torce per non inciampare fra le insidiose pietre degli stretti vicoli dei Frè.
A questo riguardo ricordo un simpatico episodio accaduto a Luigi Sartori, mio collega e corista del Teatro Regio di Torino il quale, attardandosi fino a notte fonda nei lavori di ristrutturazione della propria baita ai Frè, dimenticando di portare la pila al seguito e a causa della forte oscurità, dovette recarsi al parcheggio passando attraverso gli stretti vicoli della piccola borgata.
Per facilitare l’orientamento ed evitare di inciampare su qualche insidiosa pietra, decise di camminare lentamente strusciando con la schiena contro le rassicuranti mura delle vecchie case, fino a quando non ebbe un incontro ravvicinato con il mulo di Adriano, in piedi ed intento silenziosamente a riposare.
L’amico mi disse che si spaventò a morte trovandosi al buio faccia a faccia con l’animale, percependo chiaramente il suo fiato caldo uscire dal suo muso in quella fredda e gelida notte montana.
Fortunatamente il docile quadrupede reagì semplicemente indietreggiando fra l’inequivocabile rumore di zoccoli sulle pietre, rompendo con ciò il magico ed inquietante silenzio che insieme alla totalità del buio, avvolgeva persistentemente la borgata.
In preda al panico e sempre immerso nella totale oscurità, l’amico Luigi trovò un percorso alternativo per poi arrivare felicemente incolume al parcheggio e alla propria auto non finendo di ringraziare il buon Dio.
Penso che per il mio caro amico Luigi, quella sia stata la prima e l’ultima volta a dimenticare la torcia di notte prima di uscire di casa!
