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Balme e i Frè nella pelle e nel cuore - Antonio Sabbetti

ANTONIO SABBETTI
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Balme e i Frè nella pelle e nel cuore

Era l’inizio estate 1986, quando scorsi e scopersi per la prima volta la Valle di Lanzo attraverso il finestrino dell’autobus che portava me e l’orchestra del Teatro Regio a Ceres per l’esecuzione di un concerto nella chiesa parrocchiale di Maria Vergine Assunta; da allora sono trascorsi più di vent’anni e se non ricordo le musiche eseguite in tal occasione, ricordo indelebilmente la bellezza e l’incanto dei paesaggi attraversati col naso incollato al vetro del bus fino alla fiabesca e “Walt Disneyana” stazione di Ceres.
Fra una nota e l’altra del concerto, mi ripromisi al più presto di ritornare nuovamente in quel luogo, magari la domenica seguente, con la moglie ed i figli per trasmettere anche a loro le stesse piacevoli sensazioni lì provate.
 
La domenica seguente, infatti, la giornata è splendida e dopo un breve giro di perlustrazione per il paese dal curioso nome delle ciliege, caldamente consigliati da alcuni occasionali passanti ai quali chiediamo ulteriori informazioni turistiche del luogo, decidiamo di proseguire il viaggio alla scoperta di Ala, Balme ed infine il Pian della Mussa, a 1850 metri, dove rimaniamo incantati e suggestionati dalla bellezza e dalla maestosità degli scenari che ci circondano.
Lasciamo l’auto e proseguiamo a piedi per quel che è possibile, ammirando il dolce scorrere delle fresche e biancastre acque provenienti dai ghiacciai in disgelo.
Notando un piccolo chioschetto circondato da roulotte e camper, ne approfittiamo per prendere qualche bevanda calda, soffermandoci a contemplare la natura intorno a noi.
Chiediamo alcune informazioni al gestore del bar (che poi scopriremo chiamarsi Elso) in merito alla possibilità o meno di poter venire anche noi a piazzare la nostra piccola roulotte smontabile in questo Paradiso inaspettato.
Elso e la moglie Iolanda, con fare cordiale e cortese, ci tranquillizzano sull’argomento, dicendoci che l’uso del terreno è gratuito ed a completa disposizione dei roulottisti, aggiungendo altresì che vi è anche una piccola toilette per l’uso collettivo dei turisti e degli stessi campeggiatori.
 
La domenica seguente, la seconda dalla prima scoperta della Val D’Ala, ci mettiamo in macchina con al seguito la nostra roulottina per raggiungere l’ambita meta.
Purtroppo, giunti nei pressi di Pessinetto, come ultima condizione per poter proseguire il viaggio fino a destinazione, veniamo dirottati verso S. Ignazio a causa di un mezzo pesante che ostruisce la carrozzabile montana, rendendola sfortunatamente impraticabile.
Se il viaggio in salita verso il noto santuario fu disagevole a causa del pesantissimo rimorchio al seguito della nostra piccola utilitaria, il percorso in discesa si trasformò in un vero e proprio incubo che durò un tempo apparentemente interminabile a causa della strada a volte sterrata, stretta e piena di buche.
Ad ogni nuova insidia dell’accidentato terreno, (che aveva lasciato in mostra una grossa vipera uccisa e dilaniata da chi ci aveva preceduti), minacciavo di ritornare indietro imprecando sulla sfortuna che si accaniva contro di noi con la scelta sbagliata di quella domenica: in quelle condizioni avverse, pur volendolo, non potevo più fare retromarcia e quindi tornare indietro.
Giungendo tardi all’agognata meta, stanchi e svogliati, privi di quel sentimento gioioso e profondo che ci aveva accompagnato in quello stesso luogo la domenica precedente, raccogliamo le ultime forze per montare la nostra roulottina che se pur piccola, ci richiederà uno sforzo collettivo per il suo non semplice montaggio, permettendoci però di trascorrere la fredda notte dei 1850 metri al caldo e soprattutto al sicuro.
 
Le scuole sono chiuse da tempo e il dolce risveglio di quel primo lunedì, mio consueto giorno di riposo dal Teatro Regio, viene accompagnato dai fischi di un’invisibile marmotta che, similmente ad una vigile e responsabile vedetta, annuncia il mattutino arrivo dei primi turisti al Piano.
Di li a poco, sferzati dall’aria fresca e pura, siamo tutti svegli nell’incredulità di trovarci prematuramente in “Paradiso”.
Dopo una prima avanscoperta del territorio intorno a noi e la conoscenza dei cordiali vicini, da anni esperti campeggiatori di quel luogo, con i loro consigli e con il loro prezioso aiuto assicuriamo la nostra piccola “casetta” con delle grosse funi fissate saldamente a dei robusti picchetti affinché non venga trascinata via dalla violenza del Maestrale che qui, per i suoi tragici trascorsi, incute paura e rispetto negli animi dei timorati ed esperti campeggiatori.
Mentre mamma Zoja prepara il pranzo, io faccio gli ultimi controlli sulla tenuta delle funi intorno alla roulotte, concordando con lei che il luogo da noi scelto è ottimo e idoneo per i nostri tre bambini, Igor, Tania e Valentina, liberi finalmente di giocare all’aria aperta senza pericoli, magari in compagnia di Mirian, Pietro e Bruno, i figli di Elso e di Iolanda.
Finalmente possiamo usufruire di una “casetta” in montagna che non solo ci permetterà di trascorrere le prossime vacanze estive, ma anche innumerevoli e spensierati weekend all’aria salubre del Pian della Mussa, in uno scenario incantevole ed incontaminato.
 
Potrei qui dilungarmi nel descrivere minuziosamente la conoscenza con gli altri roulottisti, in particolare con Franco Taroc, grande guida alpina e appassionato cacciatore; potrei parlare delle domeniche prese d’assalto dai turisti torinesi “mordi e fuggi” definiti dai locali “Patachin” con giustificata e poca simpatia; potrei ancora raccontare degli improvvisati venditori di formaggi, venditori di miele e di pentole di rame fatte a mano dai calderai della zona di Cuorgnè; potrei ancora dilungarmi raccontando dei nostri incontri con la fauna e la flora locale al Piano, ancora dell’invasione pacifica dei numerosi bersaglieri ed alpini per la ricorrente festa annuale, uno dei quali, inconsapevolmente ed impudicamente, orinò nel ruscello pochi centimetri a monte del pintone di barbera da noi messo lì al fresco.
Potrei sforzarmi di ricordare altri particolari curiosi ed interessanti ma credo sia più importante e fondamentale capire il perché, dopo più di trent’anni dalla mia scoperta della valle di Lanzo, posseggo oggi e con giustificato orgoglio, oltre ad una storica baita nella borgata li Frè ben ristrutturata e accogliente, anche, e non è cosa da poco, l’amicizia e la stima ricambiata dei numerosi balmesi, ormai entrati definitivamente nel mio cuore e nella mia vita.




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